The long way home
Esterno. Giorno.
Un meccanismo perfetto, ma delicato. La migliore definizione per il mio organismo. Che pure ha sopportato egregiamente quasi un mese di spifferi, case e locali pubblici gelidi, neve, vento, pioggia e tutto il meglio che si può trovare a Londra in una stagione come il Pieno Inverno.
Almeno fino a ieri. Il meccanismo è Perfetto, ma proprio per questo Delicato.
Avevo un piano semplice per la giornata. A simple plan.
I piani semplici sono quelli che più semplicemente vanno storti.
Dovevo raggiungere il cinema “Everyman” ad Hampstead per assistere alla proiezione a inviti di un cortometraggio. Esattamente dall'altra parte della città rispetto al mio punto di partenza.
Ora non sto ad entrare in particolari che ogni uomo vorrebbe portare con sé nella tomba. Posso solo dire che se non fosse stato per l'Old George, un simpatico pub all'uscita della tube di Belsize Park, oggi vivrei alla macchia nelle parti incolte di qualche parco londinese coperto solo di pelli di volpe e cibandomi di scatolette di Spam. Poco più che un animale.
Salvato dal Vecchio George con il quale un giorno dovrò sdebitarmi, corro con la faccia di un ectoplasma al mio appuntamento.
Stacco.
Scena 2. Interno. Tardo pomeriggio.
Trovato il cinema al suo interno trovo il Buon Matt che del corto è uno degli attori intento a mangiare qualcosa di molto più indigesto dello Spam. Il mio aspetto credo tradisca il fatto che nella mia pancia qualcuno non ha smesso di ballare la techno.
Noto che alla proiezione privata con rinfresco tutti sembrano piuttosto eleganti. Non come fossimo alla prima della Scala, ma abbastanza da farmi passare per l'alternativo di turno. Vengo introdotto al regista. Il più elegante di tutti. Un ragazzo non proprio in erba in abito scuro da funerale di stato. Non mi vestirei così neanche alla presentazione del mio primo lungo, ma io sono il tipo che non si vestirebbe così mai. Ad ogni modo tutti mi salutano con estremo garbo, nonostante il mio viso pallido timoroso di una ripresa del pogo intestinale.
C'è una qualità molto apprezzabile degli inglesi in tal senso ed è che puoi avere incollato alla faccia uno scopino da cesso usato che loro non ci fanno neanche caso. I gusti non si discutono. Sono abituati a qualsiasi cosa. Prendendo Borghezio come anno zero in fatto di apertura mentale qui siamo trecento anni Dopo Borghezio.
Alle ore 18 del 300 D.B. finalmente entriamo in sala. Questa è molto divertente perché è concepita come un grande salotto dove al posto delle solite poltroncine ci sono dei divani da due o tre posti con in mezzo dei tavolini per appoggiarci piatti anche voluminosi ripieni di cibarie, cosa che in molti effettivamente fanno.
Parte il film e dai titoli di testa capisco il segreto per farsi proiettare un corto in un cinema di prima visione. Essere amico del gestore e da questi farsi sponsorizzare. Il corto scorre veloce nonostante sia lungo 24 minuti, il che fa pensare che sia un buon corto, ma se devo dirla tutta la trama mi è rimasta in parte oscura. Su tutto un senso tra il tetro e il depresso. Ora mi si spiega il vestito a lutto del regista. Alla fine applausi composti e per la gioia di tutti nessun dibattito, ma solo il saluto dei principali attori presenti in sala, tutti bravi devo ammettere. All'uscita baci e abbracci e l'emozione evidente del regista al suo debutto.
Buio.
Scena 3. Esterno/Interno notte.
Visto che la rivolta interna sembra sedata, mi lancio e suggerisco di continuare la simpatica serata in un pub vicino di cui mi hanno parlato gran bene. Il regista lo conosce e quindi ci conduce lungo una stradina che si inerpica per una sorta di collina. Tutti i pub, anche quelli di cui si parla un gran bene, sono scuri, fumosi e chiassosi, ma forse è proprio il loro bello. Al mio fianco si siede una bionda alta più di me che non passo proprio per un nano. E' una delle attrici viste nel corto, solo con meno trucco. Con meno trucco è decisamente meglio. Anzi per chi apprezza il biondo all'osso è notevole. Non sono tra gli estimatori del genere. La ragazza comincia un'intervista a raffica sul mio conto e qui il vostro eroe se la mena quanto basta raccontando di aver finito il suo quarto corto e dei milioni di progetti in cantiere. Il mio inglese è ormai un treno in corsa senza conducente. Confuso da una birra piccola il mio cervello finalmente non si preoccupa più di pensare alla traduzione delle frasi, ma le parole escono in una sorta di flusso di coscienza casuale. Non so cosa sto dicendo, ma la ragazza si illumina come un fuoco d'artificio quando le dico che vengo da Milano. Manco avessi detto Las Vegas. Viene fuori che è danese e che ha fatto la modella a Milano. Quanti bei ricordi. Ma il best arriva quando mi fa una rivelazione in un orecchio: a Milano ha girato la pubblicità di un disgustoso formaggio arcinoto. Basti dire che lei è la fatina bianca stile Trilly che vola nel frigo di una tizia che le chiede suggerimenti su come sdraiare il figone di turno. Naturalmente imbottendolo con tonnellate di formaggio spalmabile affinché non possa più alzarsi dal tavolo... Brrr... Gran bella cosa la pubblicità.
La ragazza è anche molto simpatica, mi fa vedere un po' di cose che sta preparando a teatro, tra cui una scena di Closer, ma davanti a me ho altri filmmakers già un po' alticci che mi chiedono cosa vuol dire in italiano “superdotato”. Quando si parla di filosofia non mi tiro indietro e così scarico la bionda al suo regista per unirmi in una discussione da camionisti con questi tre omaccioni davvero divertenti e che presenteranno un loro film in un festival a Torino. Un'altra signora un po' più grande di noi e che fa la personal assistant di un famoso gruppo rock mi dà grandi soddisfazioni quando posso finalmente recitare la gag dello spam dei Monty Python. Quando ripercorriamo il meglio dei fratelli Marx penso che forse ho sbagliato evo e devo controllare un attimo la carta di identità per capire se non ho 90 anni. Ho sempre pensato che sono vecchio dentro. E con questo pensiero faccio una riverenza a tutti e rimetto il meccanismo Perfetto, ma Delicato sulla lunga strada verso casa.
THE END.
Titoli di coda.
Nelle foto alexthecat: insegna mossa e lunga strada verso casa.
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